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Federica Claudia Soldani

Tra i confini del visibile e dell’intangibile, Federica Claudia Soldani costruisce un linguaggio artistico che è al tempo stesso riflessione e respiro, corpo e simbolo, radice e metamorfosi. La sua è un’arte che nasce da un’urgenza esistenziale: quella di raccontare la condizione umana attraverso il corpo, inteso non come involucro ma come specchio vivo dell’essere. Un corpo che conserva armonie classiche, ma che si frantuma nella vertigine del contemporaneo, svelando tensioni, contraddizioni e verità taciute.
Soldani intreccia classicità e sperimentazione, materia e memoria, con una padronanza tecnica che diventa mezzo di indagine psicologica e poetica. Ogni opera è una mappa emotiva: i materiali scelti, dall’acido polilattico biodegradabile alla resina, dalla terracotta al gesso, fino alla luce e al ghiaccio; diventano veicoli di senso, strumenti per interrogare l’invisibile, il non detto, l’essenziale.
Attraverso la penna 3D, la scultura mash-up, l’encausto, la fotografia performativa, le installazioni ambientali e i video organici, l’artista costruisce un percorso in cui l’inconscio incontra il reale, la fragilità si fa forza, la precarietà diventa bellezza. La sua ricerca è attraversata da un tema centrale: la resilienza. Non come concetto astratto, ma come materia viva, come attitudine profonda, come tensione a restare interi anche quando tutto si sfalda.
Le sue sculture non si limitano a occupare lo spazio: lo trasformano. Sono scenografie dell’anima, punti di incontro tra cultura popolare e sguardo globale, tra antropologia e natura, tra l’intimità del gesto e la coralità della memoria. Le radici pugliesi di Soldani affiorano con ironia e profondità, e si fanno universali nella capacità di parlare a tutti: al bambino e all’adulto, al colto e al profano, al passato e al futuro.
C’è sempre un doppio sguardo nelle sue opere: uno ironico, l’altro struggente. Che sia una zappa fatta di terra, un battipanni trasformato in simbolo pedagogico, una scultura che invecchia, un cuore che batte e marcisce, un pumo che nasconde un teschio, tutto in Soldani è duale, vivo, imperfetto, necessario. I suoi lavori non si guardano: si ascoltano. Parlano con la voce del silenzio, con la lingua delle crepe.
Soldani non impone visioni, ma invita al viaggio. E lo spettatore, come in un rito, è chiamato a specchiarsi, a toccare la propria parte vulnerabile, a riconoscere l’ombra e a riscoprire, in essa, una forma di luce. La sua arte è un atto di resistenza intima e collettiva, un abbraccio lucido e empatico che ci guida verso una nuova consapevolezza: la bellezza non è perfezione. È presenza.
È trasformazione. È il coraggio di disfarsi e continuare a fiorire.

Edizione

9a-2025

Genere

Scultura

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programma

31 LUGLIO, 1-2 AGOSTO